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Il Medioevo
IL SACRO GRAAL
IL CALICE DELL'ULTIMA CENA
Il Sacro Graal è, secondo la tradizione, il calice in cui Gesu bevve durante l'Ultima Cena. Ed è anche lo stesso calice Arimatea (forse uno zio di Gesù), recuperò l'oggetto e io conservò come un prezioso e potente talismano portandolo con sé in viaggio fin nella lontana Britannia. Altre fonti narrano invece che il calice, recuperato da Maria Maddalena, fu posto nel Santo Sepolcro dove, nel 327 d.C. fu rinvenuto dall'imperatrice Elena, madre di Costantino il Grande. Per impedire che cadesse in mano ai Visigoti che assediavano Roma, la sacra reliquia venne in seguito portata in Britannia e lì nascosta. Indagando su alcune leggende inglesi riguardanti Maria Maddalena, Graham Phillips ha ristretto l'area delle sue ricerche alla contea dello Shropshire nel cuore dell'Inghilterra.
Seguendo questa traccia, Phillips scoprì che a metà dell'Ottocento lo storico Thomas Wright recuperò la coppa e la nascose a sua volta nel parco di Hawkstone, vicino a Coventrv, disseminando in un poema di sua creazione gli indizi per poter giungere al nascondiglio. Questi indizi sono stati decifrati da Phillips che, giunto in una grotta di Hawkstone Park, ha trovato ai piedi di una statua la teca che avrebbe dovuto contenere il Graal. Della sacra coppa però nessuna traccia. Cos'era accaduto? Phillips era stato semplicemente "preceduto" da un discendente di Wright che, giunto alle sue stesse conclusioni nel 1920, si era impadronito della coppa lasciandola poi in custodia alla sua famiglia. La nipote, Victoria Palmer, disegnatrice di professione, aveva ricevuto l'oggetto in eredità senza sapere di cosa si trattava e la mitica coppa era andata quindi a finire in soffitta tra i cimeli di famiglia.
A guardarlo, il presunto Graal lascia un po' delusi. L'oggetto scoperto da Graham Phillips non è altro che un vasetto d'onice talmente piccolo da stare nel palmo di una mano. Tuttavia, secondo gli esperti del British Museum, si tratta effettivamente di una coppa del I secolo d. C. proveniente dalla Palestina allora occupata dai Romani. Inoltre Phillips afferma che il suo Graal corrisponde alle prime descrizioni fatte della reliquia recuperata nel 327 all'interno del Santo Sepolcro. E' quindi possibile che il calice ritrovato dallo studioso inglese sia lo stesso che l'imperatrice Elena portò a Roma convinta che fosse il Graal. Ma lo era realmente? A contestare decisamente le affermazioni di Graham Phillips è Rocco Zingaro, conte di San Ferdinando e Gran Precettore dell'Ordine dei Cavalieri Templari. L'Ordine, infatt,i sarebbe in possesso della sacra reliquia fin dal 1972, da quando cioè il professor Antonio Ambrosini, archeologo e professore emerito all'Università di Roma, ne fece dono a Zingaro in persona in occasione delle sue nozze, affermando di aver trovato la reliquia in un monastero copto egiziano. L'oggetto, non molto dissimile da quello rinvenuto da Phillips, è un piccolo vaso di opalina azzurra alto nove centimetri e largo alla base sette. Purtroppo non c'è nessuna prova che si tratti effettivamente del Graal, anche se legami tra la mitica reliquia e i cavalieri Templari sono sempre stati molto stretti.
MOLTE VERSIONI DI UN MITO
Fin qui siamo partiti dal presupposto che il Graal sia in effetti la coppa in cui venne raccolto il sangue di Cristo (il termine Graal deriva dal latino "gradalis", parola che indica un vaso, un calice o una tazza). E difatti questa è la versione tradizionale della storia, quella più conosciuta e anche quella che ha acceso la fantasia di poeti, ricercatori, storici. Si tratta di una versione che affonda le sue radici nel folklore medievale e che trova riscontro in numerosi poemi cavallereschi, in particolare quelli appartenenti al ciclo arturiano (costituito dai romanzi della Tavola Rotonda e da altri scritti incentrati sulla figura dei cavalieri di Re Artù).
In particolare l'idea che oggi noi abbiamo del Graal e delle vicende ad esso legate è quella che uno scrittore del XV secolo, Sir Thomas Mallory, ci ha tramandato nella sua versione delle leggende arturiane. Mallory però aveva lavorato su fonti antiche di origine francese. Prima fra tutte l'opera "Perceval, ou le comte du Graal", scritta dal francese Chretiene de Troyes, risalente al XII secolo, in cui viene citato per la prima volta l'oggetto sacro. In realtà Chretiene non specifica il fatto che si tratti di una coppa ma precisa solo che il Graal è d'oro e incastonato di pietre preziose. Un'altra fonte di Mallory fu lo scrittore Robert de Boron, che menziona la reliquia nel suo Joseph d'Arimathiae, Le Roman de l'Istoire du Graal, definendola "il calice dell'Ultima Cena" recuperato da Giuseppe di Arimatea dopo la crocifissione di Gesù e successivamente trasportato in Britannia. Ma vi è un'altra versione della storia del Graal, totalmente diversa, narrata questa volta da uno scrittore bavarese, Wolfram con Eschenbach, agli inizi del XIII secolo. L'opera si intitola Parzifal e in essa il Graal è descritto come una pietra "di un genere più puro", uno smeraldo caduto dalla testa di Lucifero durante la discesa agli inferi degli angeli ribelli. Inoltre la pietra-Graal di Von Eschenbach è ammantata di una spiritualità profonda e la sua ricerca equivale al conseguimento della rivelazione divina.
Un oggetto, dunque, sia materiale che spirituale. La stessa ambivalenza la possiamo riscontrare in altre versioni e addirittura in un'opera anonima del XIII secolo, Le Grand Graal, secondo la quale la reliquia è in realtà un libro scritto da Gesù stesso che contiene segreti e conoscenze inimmaginabili. A questo punto è chiaro che districarsi nella Materia di Bretagna (con questo nome si è soliti designare il complesso di tradizioni e leggende del ciclo arturiano), è alquanto complicato e definire la reale natura del Graal diventa una vera impresa, un rompicapo per pochi eletti. Se consideriamo poi che il Graal potrebbe non essere affatto "qualcosa" ma piuttosto un simbolo, un archetipo spirituale o peggio un'invenzione letteraria frutto dell'elaborazione in chiave cristiana di temi squisitamente pagani, verrebbe quasi da pensare che la sua realtà oggettiva non potrà mai essere dimostrata. Del resto la simbologia legata al Graal è quasi sicuramente di derivazione pagana e risale con ogni probabilità al culto della Grande Madre Terra, il ventre fecondo da cui ha origine la vita. Nella mitologia troviamo infatti numerosi riferimenti agli straordinari poteri di vasi e contenitori magici. Pensiamo alla "coppa della vita" dei Celti o alla cornucopia dei Greci, oggetti dispensatori di ricchezza e conoscenza.
L'ARCA DELL'ALLEANZA
Tuttavia Graham Hancock, giornalista e scrittore inglese, autore di libri quali "Impronte degli Dei" e "Custode della Genesi", ha provato a partire da presupposti diversi ed è giunto a una interessante conclusione. Nel suo libro The Sign and the Seal, il Segno e il Sigillo (Il Mistero del Graal, Piemme 1995), Hancock accomuna la leggenda del Graal a quella di un altro famoso contenitore perduto, ovvero la biblica Arca dell'Alleanza. Ad accomunare i due oggetti sarebbe nientemeno che la Vergine Maria. In effetti nella Litania di Loreto, antica preghiera dedicata a Maria, quest'ultima viene definita Archa Foederis (in latino Arca dell'Alleanza). La stessa cosa accade in alcuni scritti di San Bernardo da Chiaravalle e in altre fonti della tradizione cristiana. Ma la Madonna può anche essere associata al Graal. Infatti, sempre nella Litania di Loreto, la Vergine è definita Vas Spirituale, Vas Honorabile, Vas insigne devotionis, cioè Vaso spirituale, Vaso onorabile, Vaso unico di devozione. li grembo di Maria sarebbe in definitiva il contenitore-Graal da cui e scaturita la divinità sotto forma del Cristo. Dunque se la figura della Vergine racchiude in se, sia pure allegoricamente, i due oggetti sacri, secondo Hancock è lecito pensare che essi siano la stessa cosa. E lo scrittore inglese avrebbe anche individuato l'ubicazione dell'Arca-Graal. L'oggetto si troverebbe in Etiopia, nella città di Axum. All'interno del Sancra Santorum della chiesa di Santa Maria di Sion, ben protetto canonici locali che non permettono a nessuno l'ingresso nella parte del tempio in cui è custodita la reliquia.
IL GRAAL E IL SANGUE REALE
Ancora più curiosa l'interpretazione della vera natura del Graal fatta da Michael Baigent, Richard Leigh e Heny Lincoln, tre scrittori autori del libro "Il SantoGraal" (Mondadori 1987). Secondo i tre il mistero del Graal e in realtà un clamoroso equivoco linguistico. L'etimologia del termine Graal sarebbe infatti incompleta senza l'attributo ricorrente "San". San Graal dunque, e non semplicemente Graal. E San Graal sarebbe a sua volta una trascrizione errata, dovendosi leggere in effetti Sang Real ovvero "sangue reale". Ma il sangue reaie di chi? Secondo li trio Baigent-Leigh-Lincoln "sangue" sta per "dinastia" o "stirpe". Dopo anni di ricerche i tre scrittori hanno ricostruito la loro versione giungendo alla seguente conclusione: Gesù scampò al supplizio della croce e si rifugiò in Francia presso una comunità ebraica. In seguito sposò Maria Maddalena dalla quale ebbe dei figli. I suoi discendenti regnarono con il nome di Merovingi creando in seguito il Sacro Romano Impero. Qual è la verità? E quasi impossibile districarsi tra i pezzi sparsi di questo gigantesco puzzle. Se anche ci fosse stata una realtà oggettiva nella leggenda del Graal, il suo significato ormai trascende l'aspetto materiale della questione. Graal è ormai sinonimo di iniziazione, di esoterismo, di storia dell'occulto, di simbolismo e di quant'altro possa essere associato al mistero. Quel che è certo è che questo nome, qualunque cosa rappresenti, ha il potere di stimolare l'intelletto umano oltre ogni misura e in questo senso riveste un'importanza fondamentale. Ma ancora più importante del Graal è la Ricerca del Graal, non dell'oggetto in sé ma di quello che rappresenta: la Conoscenza, forse la perfezione.
tratto da OLTRE LA CONOSCENZA n.22 - Marzo 1998
Solo i puri potrebbero toccarlo e riceverne la felicità terrena ed eterna.
Nel corso degli anni, numerose leggende nate intorno alla figura del Santo Graal hanno affascinato i popoli della terra in ogni tempo, stimolando la fantasia di numerosi scrittori.In alcune leggende il Santo Graal viene descritto come il calice usato da Cristo nell'Ultima Cena, mentre per altre esso rappresenta la coppa in cui Giuseppe d'Arimatea, avrebbe raccolto il sangue di Cristo crocifisso.In una leggenda sorta in Spagna e in Francia intorno al 1100, il Graal è un oggetto sacro e misterioso che viene custodito in un tempio o castello in Bretagna, e solo i puri possono toccarlo conquistando la felicità terrena e celeste.Altre versioni risalenti al IV secolo: raccontano che la Maddalena fuggita dalla terra santa portò il Santo Graal con sé a Marsiglia dove sono tuttora venerate le sue presunte reliquie.Nel secolo XV questa tradizione aveva già assunto chiaramente un'importanza enorme nei personaggi come Renato d'Angiò, che faceva collezione di "coppe Graal".Nel testo arturiano "Joseph d'Arimathie - Le Roman de l Estoire dou Graal" del 1202 scritto da Robert de Boron, il Graal viene descritto come il calice dell' Ultima Cena, in cui Giuseppe d'Arimatea aveva raccolto il sangue di Gesù crocifisso. Il Graal viene associato a un libro scritto da Gesù Cristo, che può leggere solo chi è in grazia di Dio e le verità di fede che esso contiene non potranno mai essere pronunciate da lingua mortale senza che i quattro elementi ne vengano sconvolti. Se ciò, infatti, dovesse accadere, i cieli diluvierebbero, l'aria tremerebbe, la terra sprofonderebbe e l'acqua cambierebbe colore. Perché il calice fu portato proprio in Inghilterra? I sostenitori della sua esistenza affermano che durante la sua permanenza in Cornovaglia, Gesù aveva ricevuto in dono una coppa rituale da un Druido convertito al cristianesimo e quell'oggetto gli era particolarmente caro. Dopo la crocefissione, Giuseppe d'Arimatea aveva voluto riportarla al donatore ulteriormente santificata dal sangue di Cristo; il Druido in questione era Merlino. Giunto a destinazione Giuseppe affida la coppa a un guardiano soprannominato "Ricco Pescatore" o "Re Pescatore" perché, come Gesù, ha sfamato un gran numero di persone moltiplicando un solo pesce. Secoli dopo nessuno sa più dove si trovi il "Re Pescatore" e il Graal è, di fatto, perduto. Sulla Britannia si abbatte una maledizione chiamata dai Celti Wasteland , uno stato di carestia e devastazione sia fisica che spirituale. Per annullare il Wasteland è necessario ritrovare il Graal, simbolo della purezza perduta. Un Cavaliere della Tavolo Rotonda (Parsifal o Galaad "il Cavaliere vergine") occupa allora lo "Scranno periglioso", una sedia tenuta vuota alla Tavola Rotonda, su cui può sedersi ,pena l'annientamento, solo "il Cavaliere più virtuoso del mondo", colui che è stato predestinato a trovare il Graal. Ispirato da sogni e presagi, e superando una serie di prove perigliose come il "Cimitero periglioso", il "Ponte periglioso", la "Foresta perigliosa" eccetera, Parsifal rintraccia Corbenic, il Castello del Graal e trova la Sacra Coppa. Non osa però porre le domande "Che cos è il Graal? Di chi esso è servitore?", contravvenendo così al suggerimento evangelico "Bussate e vi sarà aperto" e così il Graal scompare di nuovo.Dopo che il Cavaliere ha trascorso alcuni anni in meditazione, la ricerca riprende e finalmente Parsifal (o Galaad) pone il quesito, a cui viene risposto. "È il piatto nel quale Gesù Cristo mangiò l'agnello con i suoi discepoli il giorno di Pasqua. (...) E perchè questo piatto fu grato a tutti lo si chiama Santo Graal".Il Graal a questo punto, siamo intorno al 540, riportato da Parsifal a Sarraz, una terra in medio oriente impossibile da situare storicamente e geograficamente; non è infatti in Egitto, ma "vi si vede da lontano il Grande Nilo" e il suo Re combatte contro un Tolomeo, mentre la dinastia tolomaica si estinse prima di Cristo.Per secoli non si parlò più del Graal, finché, verso la fine del XII secolo, esso tornò improvvisamente alla ribalta a causa delle Crociate. A partire dal 1095, molti Cavalieri cristiani si erano recati in Terra Santa, tra cui i Templari, ed erano entrati per forza di cose in contatto con le tradizioni mistiche ed esoteriche del luogo e sicuramente qualcuna di esse parlava del Graal, un sacro oggetto dagli straordinari poteri. Grazie ai Crociati, la leggenda raggiunse l'Europa e vi si diffuse.
C'è anche chi ritiene che il Graal sia stato rintracciato dai Crociati e riportato nel Vecchio Continente. Se questo corrispondesse alla realtà, dove si troverebbe?
I posti maggiormente nominati sono:
Il castello di Gisors, Francia Takht-I-Sulaiman, Iran nord-occidentale
Il castello di Montségur, Francia
Glastonbury, Inghilterrra
Castel del Monte, Andria, Italia
Chiesa della Gran Madre di Dio, Torino, Italia
Cattedrale di San Nicola, Bari, Italia
Tratto da http://www.serbi.info/graal.htm